Prostatectomia

PROSTATECTOMIA – INTERVENTO DI RIMOZIONE CHIRURGICA DELLA PROSTATA

La rimozione chirurgica della prostata, come tutti gli interventi chirurgici, ha attraversato diverse fasi evolutive. La variante di prostatectomia più avanzata è quella robotica, ma il primo metodo chirurgico per intrervenire sul tumore alla prostata è stato a cielo aperto o con chirurgia tradizionale, che ha in seguito portato allo sviluppo di tecniche laparoscopiche e, infine, alla chirurgia robotica. Il volume di procedure robotiche è aumentato drammaticamente dal 2002, quando gli interventi di chirurgia laparoscopica erano superiori a quelli robotici.

Il salto evolutivo offerto dalla tecnologia robotica consiste essenzialmente nella visibilità. La chirurgia a cielo aperto richiede una grande incisione che corre lungo la linea mediana dall’osso pubico all’ombelico e l’utilizzo di divaricatori per mantenere tessuti e muscoli lontano dal campo operatorio. Quando viene effettuato un taglio di questa portata, la perdita di sangue è significativa, così come la durata del dolore e della convalescenza. Il sangue si accumula sul sito operatorio, il che rende difficile vedere il tessuto, in modo tale che un chirurgo a cielo aperto si basa fortemente sul tatto.

La prostatectomia robotica richiede 5 piccole incisioni, ciascuna di circa mezzo centimetro, nella parte inferiore dell’addome, attraverso le quali vengono inseriti gli strumenti. Una videocamera sofisticata è uno degli strumenti, che dà ai chirurghi un campo visivo tridimensionale e ingrandito 10 volte. Questo rende l’operazione molto più precisa. In aggiunta alla chiarezza visiva fornita dalla fotocamera, non c’è praticamente alcun offuscamento del sito chirurgico dovuto all’accumulo di sangue e ostacolamento della visione. Le videocamere vengono utilizzate anche nella chirurgia laparoscopica, ma forniscono solo un’immagine bidimensionale e non ingrandita.

Prostatectomia – Incontinenza

La perdita di controllo della vescica o incontinenza urinaria è un potenziale effetto collaterale delle prostatectomie radicali (asportazione completa della ghiandola prostatica). Poiché la prostata si trova appena sotto la vescica e circonda l’uretra, il tratto urinario può essere danneggiato nel corso di una prostatectomia radicale. Nelle mani di un chirurgo robotico esperto, che conserva lo sfintere urinario e ricostruisce con competenza il tratto urinario, non ci può essere incontinenza come effetto collaterale. Dal momento che le prostatectomie a cielo aperto sono meno precise di quelle robotiche, e il sito chirurgico è visivamente più ristretto, l’incontinenza urinaria è più frequente dopo l’intervento chirurgico alla prostata a cielo aperto. La definizione più alta a disposizione grazie alla telecamera robotizzata rispetto alla via laparoscopica, si traduce in un corrispondente aumento delle probabilità di un tratto urinario illeso, e di ridotte o nulle probabilità di incontinenza come conseguenza di una prostatectomia radicale robotica dopo diverse settimane di convalescenza.

Prostatectomia – Impotenza

Uno dei grandi progressi resi possibili dalla prostatectomia robotico è la preservazione delle fibre nervose. La preservazione delle fibre nervose è fondamentale per il mantenimento della funzione sessuale dal momento che la recisione o danneggiamento dei nervi cavernosi causa disfunzione erettile. Tali nervi corrono lateralmente lungo la prostata e il retto e permettono connessioni nervose dal pene vicino fino alla profondità nel bacino. Se sono danneggiati, lo è anche la funzione erettile. In parole povere, conservando i nervi cavernosi si conserva la potenza sessuale. Esistono sono trattamenti per la disfunzione erettile derivante da prostatectomie radicali, ma tutti i pazienti, naturalmente, vogliono mantenere la loro naturale funzione sessuale. Spesso, ma non sempre, la tecnica di chirurgia a cielo aperto inavvertitamente provoca un danno ad uno o entrambi i nervi cavernosi.

Prostatectomia – Recupero

Il tempo di recupero è sostanzialmente migliorato nella prostatectomia robotica in confronto a quello di intervento chirurgico alla prostata a cielo aperto. Come accennato in precedenza, l’incisione molto più ampia richiesta nella chirurgia a cielo aperto significa maggior dolore e tempi di recupero più lunghi. Oltre il 90% dei pazienti vengono dimessi entro le 24 ore dalla prostatectomia robotica, mentre circa l’80% dei pazienti di prostatectomia a cielo aperta lasciano l’ospedale entro il primo giorno.

Eradicare il cancro alla prostata è la vera misura di successo di un intervento chirurgico, sia esso in modalità a cielo aperto, laparoscopica o robotica. In nessun caso la progressione evolutiva è più pronunciata che considerando questo indicatore. Il margine positivo chirurgico è la misura utilizzata per determinare se rimangono tracce di tumore o il rischio di recidiva. Un medico cerca sempre un margine positivo basso. Uno studio recente ha rilevato un forte calo dei margini positivi dalla chirurgia a cielo aperto a quella per via laparoscópica, e da quest’ultima a quella robotica. Le prostatectomie a cielo aperto hanno ottenuto un margine positivo chirurgico del 23%, le laparoscopiche del 19%, mentre le prostatectomie robotiche hanno ottenuto un margine positivo del 12%.

Un malato di cancro alla prostata può ora avere l’aspettativa di essere guarito dal suo cancro, e mantenere la continenza e la funzione sessuale. Questo era impensabile fino a non molto tempo fa.

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Dr. David Samadi: